Star bene si può!

Solo Elpis, la speranza, come in una casa indistruttibile, dentro all'orcio rimase, senza oltrepassarne la bocca, né fuori volò, perchè prima Pandora aveva rimesso il coperchio per volere di Zeus egíoco che aduna le nubi.

Elpis è ancora nel vaso.

MA IO SONO DISLESSICO ? COSA DISTINGUE UN DISTURBO DELLA LETTO-SCRITTURA DA UN CATTIVO LETTORE O SCRITTORE?

Pubblicato da il dicembre 29, 2018 in Apprendimento, Età evolutiva, Logopedia, Psicologia clinica, Salute e benessere, Scuola

MA IO SONO DISLESSICO ?  COSA DISTINGUE UN DISTURBO DELLA LETTO-SCRITTURA DA UN CATTIVO LETTORE O SCRITTORE?

“Mio figlio non sa leggere, confonde le lettere, legge una parola per un’altra, ci mette tantissimo a fare i compiti, legge tantissime volte il testo ma non ne comprende il significato, commette un sacco di errori quando scrive, dimentica lettere, accenti e doppie…”. Queste sono solo alcune delle cose che i genitori ci raccontano quando parlano delle difficoltà dei propri figli a scuola.

La verità è che sono tutte possibili manifestazioni di una difficoltà di lettura o di scrittura. Difficoltà che possono rientrare in una categoria ben distinta: i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e nello specifico dislessia e disortografia.

Prima di partire è doveroso fare una premessa importante: la dislessia e la disortografia così come  l’essere un “cattivo lettore” o un “cattivo scrittore” NON sono una malattia!Pensare di esserlo rende ancora più difficile l’accettazione delle difficoltà e quindi il lavoro sulle stesse. Faticare negli apprendimenti rendere sicuramente estremamente difficoltoso il cammino scolastico dei bambini e porta a demotivazione, diminuzione dell’impegno, i continui insuccessi creano frustrazione e, a volte, anche la derisione dei compagni.

Ma cosa distingue un cattivo lettore o scrittore da un disturbo dell’apprendimento della lettura o della scrittura?

Per prima cosa i parametri. Per fare una diagnosi di dislessia o disortografia i valori ottenuti alle prove standardizzate devono essere inferiori alle media almeno di (-)2 deviazioni standard. Un cattivo lettore e scrittore invece ha solitamente parametri inferiori alla media ma livelli non eccessivamente critici, ovvero sopra le -2 deviazioni standard, pertanto, seppur siano presenti delle difficoltà, esse non sono tali da poter effettuare una diagnosi di DSA.

Rispetto alla natura delle due difficoltà in termini estremamente semplici possiamo descrivere la dislessia come uno sforzo nella lettura. Le manifestazioni ricorrenti sono infatti la difficoltà e la lentezza nella decodifica delle lettere e delle parole, conseguentemente della lettura, la presenza eccessiva di errori definiti tipici e una scarsa fluidità nel procedere in tutti quei compiti che richiedono l’analisi di un testo scritto. Tra gli errori tipici troviamo per esempio la confusione tra lettere simili graficamente, (la “a” con la “e” o la “o”, la “b” e la “d”, la “p” e la “q”) o foneticamente, ovvero suoni simili (la “p” con la “b” o la “d” con “t”o ancora la “f“ con la “v”), inversioni di lettere “il” al posto di “li”, omissione o aggiunta di lettere, sillabe, parti di parola o intere parole, o addirittura leggere una parola pensando che sia un’altra che inizia nello stesso modo. Al pari la disortografia comporta una grande fatica nello scrivere, con un numero eccessivo di errori rispetto alla media per età che sono tipicamente fonologici, simili alla dislessia, non fonologici come fusioni o separazioni, ad esempio “lago” invece di “l’ago” e altri errori come non mettere le doppie dove servono e metterle dove non ci sono, idem per accenti  accenti e apostrofi.

Il cattivo lettore ed il cattivo scrittore solitamente non presentano queste marcate caratteristiche: la velocità di lettura può essere adeguata anche se appare poco fluida, gli errori commessi nel leggere e scrivere non sono tipici ovvero non rientrano nelle categorie sopra indicate e in ogni caso in numero non eccessivo. Non si può parlare quindi di vero e proprio disturbo dell’apprendimento riferibile a cause neurologiche ma a una difficoltà che può essere riferita a vari fattori tra cui una scarsa automatizzazione dei processi di lettura e scrittura per carente stimolazione ed allenamento, un ambiente poco stimolante e incentivante, difficoltà cognitive (non presenti solitamente nei DSA), difficoltà di memoria o di attenzione, nel controllo delle informazioni irrilevanti.

Un’altra grande differenza tra il vero DSA e un cattivo lettore o scrittore risiede nell’utilizzo delle strategie. Un bambino dislessico infatti utilizza strategie di tipo “top-down” ovvero processi superiori guidano le fasi esecutive di lettura e permettono in parte di compensare le difficoltà dell’individuo. Ecco perché a fronte di una lettura poco fluida si osservano spesso buone capacità di cogliere informazioni nel brano, di utilizzare funzionalmente il testo, analizzarlo e un adeguato funzionamento dei processi di controllo e memoria di lavoro, e una funzionale selezione delle strategie da attuare, diversamente dal cattivo lettore. Quest’ultimo infatti mostra grossa fatica nella selezione delle strategie adeguate per l’apprendimento e utilizza un approccio di tipo “bottom-up” ovvero ricostruisce i processi dal basso, partendo dalle informazioni del testo ricomponendo le unità che lo costituiscono attraverso processi di apprendimento e automatizzazione, senza un utilizzo adeguato delle strategie. Presentano quindi scarse abilità di controllo nell’esecuzione del compito e nella memoria di lavoro.

Inoltre il cattivo lettore e scrittore può avere delle difficoltà nell’apprendimento più generali e non specifiche dovute ad un mal funzionamento globale dei processi di controllo, selezione e organizzazione delle informazioni.

Generalmente la dislessia e la disortografia rientrano in una famiglia più ampia di disturbi che comprende deficit nella lettura, difficoltà nella scrittura, sia sul piano dell’ortografia che della grafia, e difficoltà nell’ambito matematico. Questa grande famiglia è conosciuta con il nome DSA, ovvero Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Il cattivo lettore non è riconducibile a questa categoria anche se i deficit presentati possono compromettere il funzionamento e i risultati scolastici, oltre alle condotte di vita quotidiana. Queste carenze possono essere corrette attraverso training di potenziamento che possono anche portare i parametri a livelli medi.  Nei DSA, invece, il potenziamento riabilita in parte le difficoltà acquisendo strategie più efficienti ed efficaci per la lettura e scrittura ma non ripristina il funzionamento a livelli medi. Le differenti cause alla base sono responsabili di questa diversità.

La diagnosi in entrambi i casi viene eseguita da professionisti (psicologi, logopedisti o neuropsichiatri) attraverso test standardizzati che permettono di individuare punti di forza del bambino e le aree di fragilità. Sulla base della diagnosi viene poi stabilito un piano di intervento che coinvolge non solo gli specialisti, ma anche e soprattutto la famiglia e la scuola, partners irrinunciabili per la buona riuscita del trattamento e per permettere al bambino di vivere serenamente il percorso scolastico. È importante sottolineare che il trattamento è sempre cucitosu misura ed allestito ad opera d’arte per il singolo bambino, con obiettivi concordati sia con lui che con la famiglia e la scuola.

Quindi sia una difficoltà specifica come la dislessia e la disortografia, sia una cattiva lettura e scrittura che rendono difficoltoso l’apprendimento, sono degni di attenzione e di un processo di supporto per il bambino e chi vive con lui queste difficoltà al fine di ridurre gli insuccessi scolastici, ma soprattutto la frustrazione e il senso di incapacità tipico di questi bambini.

Laura Lazzari

Milena Rota

Michaela Fantoni

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