Star bene si può!

Solo Elpis, la speranza, come in una casa indistruttibile, dentro all'orcio rimase, senza oltrepassarne la bocca, né fuori volò, perchè prima Pandora aveva rimesso il coperchio per volere di Zeus egíoco che aduna le nubi.

Elpis è ancora nel vaso.

Film

Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. (Antoine de Saint Exupéry)

Film

 

Inside Out

Inside Out

di Pete Docter

“Un bellissimo viaggio nelle nostre emozioni.Riley ha undici anni e una vita felice. Divisa tra l’amica del cuore e due genitori adorabili cresce insieme alle sue emozioni che, accomodate in un attrezzatissimo quartier generale, la consigliano, la incoraggiano, la contengono, la spazientiscono, la intristiscono, la infastidiscono. Dentro la sua testa e dietro ai pulsanti della console emozionale governa Gioia, sempre positiva e intraprendente, si spazientisce Rabbia, sempre pronto alla rissa, si turba Paura, sempre impaurito e impedito, si immalinconisce Tristezza, sempre triste e sfiduciata, arriccia il naso Disgusto, sempre disgustata e svogliata. Trasferiti dal Minnesota a San Francisco, Riley e genitori provano ad adattarsi alla nuova vita…
Con Inside Out Docter installa di nuovo l’immaginario al comando e ingaggia cinque creature brillanti per animare un racconto di formazione che mette in relazione emozioni e coscienza. Perché senza il sentimento di un’emozione non c’è apprendimento.” (da MYmovies)

 

 

Tomorrowland

"Tomorrowland

di Brad Bird

“Andate e cercate i sognatori. Sono loro quelli che non si arrendono mai.Figlia di un ingegnere aerospaziale, Casey Newton sogna un futuro di speranza e di avventura. Dopo l’ennesimo blitz nella fabbrica del padre per impedire che venga dismessa, Casey finisce in gattabuia: tra gli effetti personali trova una spilla misteriosa che, al solo tocco, la trasporta in un mondo collocato in uno spaziotempo imprecisato, Tomorrowland.
Il perfetto antidoto al prevalere della fantascienza da futuro distopico. Un’occasione che la Disney non poteva farsi sfuggire: instillare un po’ del suo incrollabile ottimismo in un’epoca in cui lo spazio, l’esplorazione e i sogni in generale sembrano abbandonati come oggetti da museo.” (da MYmovies)

 

Grand Budapest Hotel

di Wes Anderson

“Monsieur Gustave è il concierge ma di fatto il direttore del Grand Budapest Hotel collocato nell’immaginaria Zubrowka. Gode soprattutto della confidenza (e anche di qualcosa di più) delle signore attempate. Una di queste, Madame D., gli affida un prezioso quadro. In seguito alla sua morte il figlio Dimitri accusa M. Gustave di averla assassinata. L’uomo finisce in prigione. La stretta complicità che lo lega al suo giovanissimo neoassunto portiere immigrato Zero gli sarà di grande aiuto. Questo film però vuole essere, fin dal suo tanto astratto quanto acutamente lieve inizio, una riflessione sull’arte del narrare. Un’arte che può permettersi di parlare della realtà profittando di quanto di meno realistico si possa escogitare. Le stanze del Grand Budapest Hotel sono innumerevoli quanti i personaggi che le abitano o vi entrano anche solo per un’inquadratura. L’instancabile e vivace fantasia di Anderson possiede la chiave di ognuna di esse.” (da MYmovies)

 

K-Pax. Da un altro mondo

di Iain Softley

“Alla Grand Central Station di New York viene fermato un uomo che afferma di essere giunto dallo spazio. Condotto in clinica psichiatrica viene affidato alle cure del dottor Mark Powell. L’uomo afferma di chiamarsi Prot e di venire da un altro pianeta. Powell è convinto che si tratti di un malato di mente anche se la lucidità di alcune sue affermazioni lascia spazio a qualche dubbio. Il fascino della diversità” (da MYmovies)

 

 

 

The Hammer

The Hammer

di Oren Kaplan

“La storia vera di Matt Hamill, primo westler sordo a vincere il National Collegiate Championship, diventando di fatto un modello per la comunità dei non udenti.Nato da una madre single, Matt Hamill è un brillante ragazzo, dotato di talento per il combattimento ma totalmente sordo. Cresciuto senza padre e con il nonno come modello maschile, Matt viene incoraggiato a seguire la via del wrestling e a non farsi abbattere dal suo handicap fisico. Diventato grande tra persone udenti, Matt si ritrova ad essere un outsider tra i non udenti come lui. Troverà il modo di raggiungere i suoi obiettivi nonostante la disabilità.” (da Movieplayer)

 

The Blind Side

Basta guardare il cielo

di John Lee Hancock

“Michael Oher, detto Big Mike per la sua imponente statura, è un adolescente della periferia di Memphis, abbandonato a se stesso da un padre sconosciuto e una madre tossicodipendente. Quando un suo amico lo introduce all’allenatore della Wingate Christian School come giovane promessa dello sport, questi fa di tutto perché Big Mike venga accettato dalla scuola a dispetto degli scarsi risultati ottenuti nei test attitudinali. Questo ragazzone di colore solitario e silenzioso che pulisce la palestra dopo ogni incontro sportivo e indossa sempre la stessa t-shirt, attira le attenzioni della famiglia Tuohy e in particolare di Leigh Anne, risoluta arredatrice dal cuore d’oro e dall’abbigliamento impeccabile, che una sera decide di accoglierlo sotto il suo tetto.
Il blind side è la “zona cieca” dello spazio visivo, quella parte dell’orizzonte che sfugge anche alla coda dell’occhio e che rappresenta il nostro lato indifeso, quello più esposto ad un possibile attacco. The Blind Side fa uso della stessa metafora che racconta: il gigante buono Michael Oher impara a difendere il quarterback e la sua squadra attraverso la scoperta degli affetti familiari e sfruttando un innato istinto protettivo e una fisicità adatta al ruolo. Ad un primo tempo più drammatico improntato sulle questioni sociali e sulle sfortune e le miserie di Michael, ne segue un altro riguardante la formazione sportiva del ragazzo e l’integrità dell’umanitarismo alto-borghese della repubblicana e cristiana di ferro Leigh Anne e della famiglia Tuohy.” (da MYmovies)

 

Momenti di Gloria

Basta guardare il cielo

di Hugh Hudson

“Parigi, Olimpiadi del 1924. Due atleti vincono le più importanti gare di corsa. Sono ambedue inglesi ma profondamente diversi. Eric Liddell appartiene alla Chiesa cristiana scozzese ed è convinto che correre sia uno dei modi a lui concessi per rendere onore a Dio (vent’anni più tardi morirà come missionario in Cina). Harold Abrahams è invece ebreo e trova nello sport (e nella vittoria) un modo per sconfiggere i pregiudizi sociali sul suo conto. Il film percorre le tappe del progressivo avvicinamento di entrambi al successo, ne ricostruisce le motivazioni interiori e i profondi dubbi esistenziali. Il regista (Oscar 1981 come miglior film, sceneggiatura originale, colonna sonora, costumi) riesce a sfuggire a tutti i cliché del cinema “sportivo” proponendoci una ricerca interiore che si muove sulle gambe degli atleti, ma non si lascia prendere da ritmi inadeguati.” (da MYmovies)

 

Se mi lasci ti cancello

Se mi lasci ti cancello

di Michel Gondry

“Joel e Clementine sono una coppia molto innamorata. Un giorno però, la ragazza, stanca della sua relazione ormai in fase di declino, decide, mediante un esperimento scientifico, di farsi asportare dalla mente la parte relativa alla storia con Joel. Il giovane, una volta venuto a conoscenza di questo fatto, sceglie di fare altrettanto ma durante il procedimento cambia idea.
I quattro protagonisti principali, donano a questa commedia una sostanziosa dose di profondità e di spessore. I personaggi sono reali, veri e credibilissimi; non solo per il trucco usato sul set che è pressoché assente ma soprattutto per le varie sfaccettature caratteriali che li rendono umani. Ciascuno dei protagonisti lascia trasparire le sue angosce, i suoi dolori e le sue debolezze. Wood è il perfetto ritratto di un ragazzino represso, solo e frustrato mentre la Dunst è una giovane sensibile, coraggiosa e con il cuore lacerato. Jim Carrey è bravissimo nell’impersonare Joel, un uomo malinconico, semplice e sognatore che viene completamente travolto dal ciclone Clementine, ragazza carismatica interpretata da una sbalorditiva Kate Winslet, vera sorpresa di questo film. Un uragano di irriverenza e di eccentricità caratterizzano il personaggio della Winslet (da sempre una delle migliori attrici di Hollywood) che appare quasi irriconoscibile a causa del look volutamente trasandato.” (da MYmovies)

 

 

Pane e Tulipani

Pane e Tulipani

di Silvio Soldini

“Licia Maglietta è la “casalinga pescarese” che durante una triste gita in corriera rimane per strada e finisce a Venezia. Chiama il marito e gli dice che tornerà presto. A Venezia fa incontri particolari e ci scappa anche l’intermezzo sentimentale col maturo cameriere Ganz. Film della fuga, dolcemente anomalo, francesizzante. Per schemi non italiani, appunto. Infatti ha sorpreso un po’ tutti, compreso il pubblico che lo ha onorato. La Maglietta sembra toccata dalla grazia. Lei, non bella, diventa bellissima e affascinante. Il film si è giocato la nomination italiana per l’Oscar ed è stato battuto, da I Cento passi.” (da MYmovies)

 

 

Basta guardare il cielo

Basta guardare il cielo

di Peter Chelsom

“Dura la vita per il piccolo Kevin, di intelligenza straordinaria ma minato nella colonna vertebrale dal morbo di Morquio. Più che l’affetto della madre, lo aiuta l’amico Maxwell, tredicenne gigantesco e tardo di cervello. In coppia diventano imbattibili, ispirati dalle letture su re Artù e i suoi cavalieri. Dal romanzo Freak the Mighty di Rodman Philbrick, adattato da Charles Leavitt e coprodotto da S. Stone, è un divertente e garbato film per ragazzi, meno strappalacrime di quel che sembra.” (da MYmovies)

 

Quasi amici

Quasi amici

di Olivier Nakache

“La vita derelitta di Driss, tra carcere, ricerca di sussidi statali e un rapporto non facile con la famiglia, subisce un’impennata quando, a sorpresa, il miliardario paraplegico Philippe lo sceglie come proprio aiutante personale. Incaricato di stargli sempre accanto per spostarlo, lavarlo, aiutarlo nella fisioterapia e via dicendo Driss non tiene a freno la sua personalità poco austera e contenuta. Diventa così l’elemento perturbatore in un ordine alto borghese fatto di regole e paletti, un portatore sano di vitalità e scurrilità che stringe un legame di sincera amicizia con il suo superiore, cambiandogli cambiandogli in meglio la vita.” (da MYmovies)

 

 

Invictus – L’invincibile

Invictus

di Clint Eastwood

“Nelson Mandela è il presidente eletto del Sud Africa. Il suo intento primario è quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ciò si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri. Ma Madiba, come lo chiamano rispettosamente i suoi più stretti collaboratori, non intende demordere. C’è uno sport molto diffuso nel Paese: il rugby e c’è una squadra, gli Springboks, che catalizza l’attenzione di tutti, sia che si interessino di sport sia che non se ne occupino. Perché gli Springboks, squadra formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono uno dei simboli dell’apartheid. Mandela decide di puntare proprio su di loro in vista dei Mondiali di rugby che si stanno per giocare in Sudafrica nel 1995. Il suo punto di riferimento per riuscire nell’operazione di riunire la Nazione intorno alla squadra è il suo capitano Francois Pienaar” (da MYmovies)

 

 

Qualcosa è cambiato

Qualcosa è cambiato

di James L. Brooks

“In Melvin Udall (Nicholson), autore di romanzi sentimentali, la misantropia è fondata su ossessive turbe maniacali. Le circostanze l’obbligano a prendersi cura di un odiato cagnetto e poi del suo padrone (Kinnear), pittore gay ridotto su una sedia a rotelle da un’aggressione. Grazie a loro e a una cameriera di cui s’innamora il misantropo subisce una metamorfosi. Scritta dal regista con Mark Andrus, è una commedia comico-sentimentale che nella 2ª parte pigia il pedale del sentimentalismo. Con la voce italiana di Michele Gammino, Nicholson istrioneggia in modo ammirevole o irritante, secondo i gusti, e non si fa rubare la scena nemmeno da un bravissimo cagnetto dagli occhi umani. H. Hunt è la sua degna complice, non succuba. Un Oscar a Nicholson e uno alla Hunt come migliori attori” (da MYmovies)

 

 

Il favoloso mondo di Amélie

Qualcosa è cambiato

di Jean-Pierre Jeunet

“Il padre di Amélie è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio sulla morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e gli cambia la vita. Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese…dell’arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede.” (da MYmovies)

 

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