Star bene si può!

Solo Elpis, la speranza, come in una casa indistruttibile, dentro all'orcio rimase, senza oltrepassarne la bocca, né fuori volò, perchè prima Pandora aveva rimesso il coperchio per volere di Zeus egíoco che aduna le nubi.

Elpis è ancora nel vaso.

IN ALTRE PAROLE – COS’È L’AFASIA?

Pubblicato da il Aprile 15, 2021 in Apprendimento, Logopedia

IN ALTRE PAROLE – COS’È  L’AFASIA?

Nella mia quotidianità di logopedista, mi trovo spesso ad interagire con persone con afasia.  Un aspetto fondamentale della loro presa in carico consiste nell’aiutare i famigliari e tutte le persone care a imparare a capire a fondo questo disturbo della comunicazione, ancora poco conosciuto e spesso oggetto di luoghi comuni.

Le persone afasiche, per la loro difficoltà a comunicare, tendono a “scomparire”, vergognarsi, isolarsi o, purtroppo, essere escluse. La perdita delle normali funzioni comunicative e linguistiche ha spesso un marcato impatto sull’equilibrio della persona: dalle autonomie personali, alla sfera emotiva, a quella sociale e lavorativa. Per questo motivo, si necessita di un supporto complesso e completo, sia medico, che riabilitativo, ma soprattutto sociale, da parte della famiglia. La chiave di volta è trovare la modalità giusta per comunicare con la persona afasica,  adatti a lei e alle sue necessità quotidiane e, soprattutto,  che la faccia sentire protagonista attiva della comunicazione.

Ma, tornando alle origini del discorso, che cos’è l’afasia?

Immaginati che inspiegabilmente e improvvisamente tutti intorno a te inizino a parlare una lingua strana ed incomprensibile. Provi a parlare, ma hai la sensazione che le parole siano lì, sulla punta della lingua, ma che proprio non vogliano uscire. Quando finalmente ci riesci, sono storpiate, non chiare, diverse: nessuno comprende quello che vuoi dire. Allora, prendi in mano il tuo telefono e scopri di non riuscire a leggere i messaggi che i tuoi amici e i tuoi parenti hanno mandato e che, premendo i tasti, invece di vere e proprie lettere, compaiono sullo schermo forme che sembrano combinarsi in un codice indecifrabile. Inizi a capire che qualcosa è cambiato in te e non nel mondo che ti circonda. Chiudi gli occhi per cercare conforto dentro di te, ma hai perso la capacità di parlare con te stesso e il “chiacchiericcio del cervello” che ha sempre accompagnato le tue giornate ha lasciato spazio ad un silenzio interiore, una quiete profonda e pervasiva a cui decidi di abbandonarti.

L’afasia è quindi un disturbo della comunicazione e del linguaggio, che può avere diverse cause (prima fra tutte l’Ictus, ma anche traumi cranici, tumori cerebrali e demenza), accomunate dalla creazione di un danno a livello cerebrale nelle aree specializzate per il linguaggio.

L’afasia può assumere forme molto diverse e può riguardare il parlare, il capire, il leggere e lo scrivere. Nonostante ogni persona con afasia abbia un quadro e una combinazione di sintomi unici, si possono individuare generalmente due macrocategorie di disturbo: quello espressivo e quello recettivo. Il primo impedisce di parlare chiaramente, mentre il secondo impedisce di comprendere interamente il linguaggio altrui (le parole, singolarmente o all’interno di frasi, perdono il loro significato), ma anche di riconoscere quando il proprio stesso modo di esprimersi non è chiaro. Le difficoltà nella lingua parlata si possono rispecchiare anche nella lingua scritta, durante la lettura e la scrittura.

Non è soltanto la tipologia di afasia a modificarsi, ma anche l’entità dei sintomi che porta.

Si può, ad esempio nel parlare, avere uno spettro di sintomi che va da una difficoltà lieve di recupero delle parole che si vogliono usare (sensazione costante di avere le parole “sulla punta della lingua”), a sbagliare le costruzioni grammaticali, a storpiare le parole, fino ad un eloquio incomprensibile o alla completa impossibilità di pronunciare le parole. Analogamente anche le difficoltà di comprensione possono essere differenti.

Grazie alla capacità che il nostro cervello ha di “riorganizzarsi”, nei primi mesi dall’evento scatenante l’afasia (se non si tratta di una patologia degenerativa), i disturbi di comunicazione tendono quasi sempre a regredire con piccoli miglioramenti, di cui è pressoché impossibile prevedere la velocità e la significatività. La figura del logopedista può rappresentare un valido supporto al fine di arginare le limitazioni comunicativo-linguistiche nel processo comunicativo e di favorire il miglioramento delle funzioni linguistiche.

Infine, è importantissimo sottolineare, quando si parla di afasia, che essa non altera le funzioni intellettive o la capacità di provare emozioni e sentimenti. Questo è importante da tenere in considerazione, nel caso una persona a noi cara dovesse presentare questo disturbo della comunicazione. È facile cadere nel tranello e pensare che la difficoltà linguistica celi altre compromissioni, arrivando a modificare l’atteggiamento e la considerazione globale della persona stessa. Si deve essere consapevoli del fatto che, al di là del muro che l’afasia può costruire, c’è la persona che conosciamo da sempre, con le sue convinzioni, le sue abitudini, i suoi bisogni comunicativi e i suoi sentimenti, anche se magari non è in grado di esprimerli.

“A un afasico non si può mentire. Egli non riesce ad afferrare le tue parole, e quindi non può esserne ingannato; ma l’espressione che accompagna le parole, quell’espressività totale, spontanea, involontaria che non può mai essere simulata o contraffatta, come possono esserlo, fin troppo facilmente, le parole… tutto questo egli lo afferra con precisione infallibile.”
Oliver Sacks

Francesca Miglio

 

 

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