Star bene si può!

Solo Elpis, la speranza, come in una casa indistruttibile, dentro all'orcio rimase, senza oltrepassarne la bocca, né fuori volò, perchè prima Pandora aveva rimesso il coperchio per volere di Zeus egíoco che aduna le nubi.

Elpis è ancora nel vaso.

Datemi la grazia

Pubblicato da il luglio 30, 2014 in Sport e preparazione mentale

Datemi la grazia

Sono sempre di più gli atleti consapevoli di un momento magico nella loro carriera conosciuto come flow o “stato di grazia”. Ma che cos’è?

“Ti trovi in un tale stato di estasi che ti senti quasi come se non esistessi. L’ ho sperimentato diverse volte di persona. La mia mano sembra non avere legami con me, e io non ho nulla a che fare con ciò che sta accadendo. Me ne sto semplicemente seduto lì a guardare, in uno stato di timore reverenziale e meraviglia. E tutto questo poi scorre via dileguandosi.”

Ecco come un compositore descrive i momenti in cui dà il meglio di sé nel proprio lavoro.

Questa descrizione è simile a quella di centinaia di altre persone-scalatori, campioni di scacchi, chirurghi, giocatori di pallacanestro, ingegneri, dirigenti,….- quando parlano di un momento nel quale hanno superato se stessi in una attività che amano. Lo stato che essi delineano è stato descritto da Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo della Chicago University che nel corso di vent’anni di ricerche ha raccolto moltissime descrizioni di queste prestazioni ad alto livello.

Diane Roffe-Steinrotter, la sciatrice che colse un oro alle Olimpiadi invernali del 1994, dopo aver terminato la sua gara disse di non ricordare nulla, tranne di essere sprofondata in uno stato di rilassamento: “ Mi sentivo come una cascata”.

Gli atleti conoscono questo stato di grazia come “ the zone”, la zona, dove la prestazione eccellente non richiede sforzo e la folla e gli avversari spariscono in uno stato di beato e costante assorbimento nell’attimo presente. Il flusso rappresenta forse il massimo livello per trattenere e sfruttare le emozioni al servizio della prestazione e dell’apprendimento. Nel flusso le emozioni oltre ad essere contenute ed incanalate sono anche positive, piene di energia e in perfetta armonia con il compito al quale ci si sta dedicando.

Caratteristica principale del flusso, o flow, è una sensazione di gioia spontanea, perfino di rapimento, di conseguenza è di per se stesso gratificante.

Nello stato di flow la consapevolezza si fonde con le azioni, gli individui sono totalmente assorbiti in quel che stanno facendo e la loro attenzione è rivolta esclusivamente al loro compito.

L’attenzione è talmente concentrata che gli individui sono consapevoli solo della ristretta gamma di percezioni immediatamente legate a ciò che stanno facendo e perdono ogni cognizione dello spazio e del tempo.

Una volta entrato nello stato di flow l’individuo si disinteressa completamente di sé stesso, è talmente assorbito dalla situazione da perdere completamente la autoconsapevolezza e si libera delle piccole preoccupazioni della vita quotidiana.

Ciò nonostante mostra un controllo eccezionale su ciò che sta attuando e le sue risposte sono perfettamente sincronizzate con le mutevoli esigenze della circostanza. L’individuo nello stato di flusso dà prestazioni al massimo livello, ma non è mai preoccupato di far bene, non si ferma mai a pensare al successo o al fallimento: il puro e semplice piacere dell’atto in se stesso basta a motivarlo.

Essenza stessa del flow è uno stato di profonda concentrazione, una volta che comincia ad affermarsi essa si autoalimenta.

L’individuo può entrare in questo stato quando trova una attività nella quale è sì abile, ma si richiede un impegno ad un livello di minimo sforzo, quando cioè le prestazioni uguagliano o superano i limiti personali. Gli individui sembrano concentrarsi in modo ottimale quando si richiede loro qualcosa in più del solito ed essi sono in grado di darlo. Se si pretende troppo poco si annoiano. Se devono tenere sotto controllo troppe cose diventano ansiosi. Il flusso è possibile in quella fragile zona che si trova fra la noia e l’ansia.

E’ interessante sottolineare che l’accoppiamento ottimale tra richiesta e capacità corrisponde esattamente alle condizioni situazionali evidenziate anche per l’attivazione della motivazione alla riuscita. Le teorie della motivazione alla riuscita evidenziano come condizione predisponente all’esito il risultato, ovvero l’orgoglio per la propria abilità. Se le stesse condizioni di stimolazione rendono possibile anche l’esperienza di flow allora è possibile che a rendere attraente un determinato comportamento non sia solo l’anticipata esperienza del successo, ma anche l’essere completamente assorbito in tale attività. Nell’atleta rimane il desiderio di ripetere l’esperienza; le forti emozioni attivate e il particolare stato di coscienza raggiunto innalzano le motivazioni verso le attività. L’esperienza del flusso diventa quindi altamente motivante al riprovarla nuovamente.

Lo stato di flow è uno stato privo di interferenze emotive al di là di un leggero sentimento di estasi, irresistibile e altamente motivante, l’attenzione è rilassata pur essendo altamente concentrata; è uno stato di assorbimento mentale sperimentato come pura beatitudine indotto da null’altro che una intensa concentrazione.

Osservare qualcuno che si trova nello stato di flow ci dà l’impressione che i compiti in realtà difficili siano semplici; la prestazione ad altissimo livello sembra naturale e comune.

Quando un atleta comprende che l’impegno in quel campo è fonte di piacere garantito dallo stato di flow, questa passione iniziale può rappresentare il punto di partenza per raggiungere livelli elevati di prestazione.

Il flow sembra essere caratterizzato da tre elementi:

a) una sensazione di benessere e soddisfazione personale

b) un grande investimento sulla situazione in atto, in cui “l’azione fisica e   quella mentale costituiscono un tutt’ uno” (Turner, 1982)

c) un impegno concentrato cui corrisponde un feedback chiaro sulle proprie   capacità nel compito specifico.

Numerosi studi hanno evidenziato che molti atleti, soprattutto di alto livello, hanno talvolta sperimentato condizioni psicofisiche particolari accompagnate da un senso di benessere, potenza e soddisfazione profonda (Privette, 1983).

Le risorse personali sono espresse al meglio, la prestazione fluisce senza sforzo apparente in modo conforme e, talvolta, di gran lunga superiore alle aspettative.

La prestazione diviene un momento magico: tutto si svolge perfettamente a livello mentale e fisico, la prestazione avviene in modo spontaneo e supera i livelli consueti di rendimento (Williams, 1986).

Ecco perché da qualche anno sono numerose le ricerche che si occupano di cercare di conoscere questo particolarissimo fenomeno.

Lo studio del flow può costituire un momento molto importante di comprensione delle motivazioni degli atleti e della loro conoscenza nei confronti di se stessi e della loro prestazione sia per gli atleti stessi che per gli allenatori e gli psicologi dello sport, per migliorare il rendimento agonistico e ottenere prestazioni ottimali in maniera più sistematica attraverso la messa a punto di modelli di intervento in grado di favorire ricadute operative agevolando l’insorgenza dello stato di flow.

 

Michaela Fantoni

 

 

 

 

 

 

 

 

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